Danilo Maccioni

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Istanbul circondata da “Acque Salate”

Più di 30 luoghi hanno aperto le proprie porte il 5 settembre per la quattordicesima Biennale organizzata dalla Fondazione per la cultura di Istanbul (IKSV)

Come ha deciso di diventare la curatrice della quattordicesima Biennale di Istanbul?

Mi è stato proposto di esserne la curatrice, questa è la prima mostra alla quale ho partecipato dopo DOCUMENTA (13) in Germania nel 2012, che fu una grande rassegna di arte contemporanea. Penso sia un importante periodo nella storia di questo paese. È un buon posto considerando le molte relazioni culturali, tra Europa Occidentale e il Mondo Islamico, tra il Mar Nero ed il Mediterraneo. Questi vari intrecci fanno della Biennale un vero riferimento per l’arte contemporanea.

Cosa pensa riguardo l’interazione tra arte e tecnologia, e il loro rapporto con Salt Water?

Viviamo nell’era digitale; il mondo è cambiato molto. Gli artisti tendono a realizzare opere che riflettono sui mutamenti della società, e quelli delle tecnologie di comunicazione. L’era digitale ha connesso maggiormente le persone, ma le ha anche scollegate sul piano fisico, così si è presentato il problema di ricongiungere mente e corpo; penso che molti lavori degli artisti trattino questo argomento attraverso le installazioni, dipinti e le altre espressioni artistiche. Per me l’acqua è sinonimo di vita e il sale rappresenta la trasformazione ed il cambiamento.

Con quale criterio ha selezionato i luoghi?

Beh, volevo una Biennale ben distribuita sul Bosforo, dal Mar Nero sino al Mar di Marmara e anche nella parte Asiatica. Così ci sono quattro luoghi che raccolgono gruppi di esposizioni: Istanbul Modern, Arter, La Scuola Superiore Italiana e la Scuola Primaria Greca di Galata. Ma tutti gli altri luoghi, all’incirca una trentina, sono vecchie abitazioni, parcheggi, camere d’albergo e ci sono anche alcuni luoghi attorno al Bosforo, da Rumeli Feneri a Büyükada, che permettono agli artisti di esporre in solitaria. Così, in una certa maniera, è come una grande rete di esibizioni satelliti. Il concetto della mostra era di usare questi spazi non convenzionali per creare una intreccio di cose separate ma connesse.

In una delle sue interviste, lei ha detto: “Se c’è un tempo ideale per fare la Biennale ad Istanbul, è adesso.” Cosa intendeva dire?

Più o meno, è passato un secolo dalla Prima Guerra Mondiale, che è stato un momento davvero complicato nella storia del Ventesimo Secolo. Noi volevamo realizzare un esposizione che fosse molto ottimista riguardo al futuro ed alla prosperità della vita del pianeta.

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