Danilo Maccioni

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I segreti della vecchia Istanbul con Ara Güler

Dopo aver fotografato la maggior parte dei paesi del mondo, aver ricevuto la Legion d’Onore francese, esser stato nominato nel 1968 uno dei sette fotografi più celebri al mondo dal British Journal of Photography ed aver ritratto delle icone come Picasso, Dalí e Hitchcock, il fotografo Ara Güler non si considera un artista. Ma questo non vuole essere un insulto alla fotografia – è la dimostrazione del suo rispetto per il lavoro degli artisti. “L’arte è la concretizzazione dell’utopia nella mente di un uomo”, Güler lo racconta a The Guide Istanbul nell’omonimo bar Galatasaray. “L’arte non esiste davvero. L’arte svanisce tanto velocemente quanto è stata realizzata. E non tutti possono essere Picasso“.

Quando l’ottantasettene leggenda turca della fotografia parla, le sue parole trasmettono la stessa ruvida onestà, la stessa nostalgia ed umanità delle sue fotografie. Per Güler, che iniziò la sua carriera come fotoreporter, la fotografia primariamente è una forma di testimonianza. “La fotografia è un pezzo di realtà. Dove c’è una fotografia, c’è vita, azione” afferma. “Non ho mai scattato fotografie senza esseri umani. Non mi emozionano i bei paesaggi“. I ritratti degli anni Cinquanta e Sessanta incarnano il suo amore per l’umanità: un bimbo timoroso che fa capolino tra le lapidi Ottomane, dei pescatori con la coppola aspettano nelle loro barche di legno, alcuni uomini pasciono i cavalli accanto alle mura Bizantine, una donna velata distribuisce il pane attraverso l’oblò di una nave. Questi frammenti di quotidianità, catturati dalle lenti di Güler, personificano degli archetipi culturali. Ogni persona nei suoi scatti, sembra raccontare alcune parole della propria storia, contribuendo al frastagliato mosaico che compone Istanbul.

Nonostante provenga da una facoltosa famiglia Armena, spesso le immagini di Güler si concentrano sulla fatica e la vita domestica della classe operaia. Quando gli chiediamo se la gente di Istanbul sia cambiata molto in cinquant’anni, lui indica i clienti dell’Ara Café e dice: “Se intendi queste persone, allora sono cambiate. I lavoratori e i pescatori che ho fotografato in passato erano persone migliori.” Si tende ad attribuire questo atteggiamento alla bruschezza della vecchiaia. Ma con lo sviluppo rampante, l’immigrazione di massa dalle province rurali, e l’influsso dell’economia straniera, la città nell’ultimo Secolo è cambiata con una rapidità allarmante – e la società di conseguenza al suo ambiente. “Le persone sono cambiate, le facce sono cambiate, le menti sono cambiate” dice, “La vita intellettuale che dimorava qui, se n’è andata“.

Il pessimismo di Güler riguardo al presente, potrebbe essere scaturito dall’incomparabilità della sua vita. “Picasso, Chagall, Dalí – questo genere di persone, non tornerà più” dice. “Loro portarono grandi benefici al mondo. Ma io non andavo da loro in qualità di pittori famosi, bensì come amici.” Per il suo futuro, Güler confida nel potere dei libri di preservare la sua eredità. “L’editore Skira ha creato il Picasso che conosciamo. Picasso vive oggi attraverso quei libri.” dichiara. Il suo collega Fatih Aslan ha contribuito a pubblicare la biografia di Güler, Bir göz bir makine ve gerçek (Un occhio, una macchina e la realtà), componendo un intrigante combinazione di immagini, aneddoti e storia personale. Finché questo libro tramanderà l’opera di Güler in forma fisica, lo spirito infuso nelle sue fotografie aleggerà sui portoni di antiche dimore, nei sorrisi dei bambini, negli occhi di uomini avvizziti.

Bir göz bir makine ve gerçek, così come le raccolte di Güler, sono disponibili nelle più rinomate librerie della città.

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