Danilo Maccioni

cosa eravamo, cosa siamo, cosa saremo

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Arabo – appunti lezione 3

Finale Mediana Iniziale Isolata Nome lettera Note
ـس ـسـ سـ س sīn Corrisponde al suono della S nella parola “sole”.
ـش ــشـ شـ ش shīn Il suo suono nella lingua italiana viene ottenuto con l’accostamento di due consonoanti, la S e la C. Il risultato è quello udibile nella parola “scemo”.

Nell’arabo non è corretto parlare di dittonghi in quanto l’alfabeto è composto da sole consonanti. Tuttavia esiste il concetto di cambio del suono vocalico, per cui si preferisce l’espressione pseudo-dittonghi.

Abbiamo preso come esempio la parola bayt (casa). In questa parola, si passa dal suono vocalico A a quello della I. Come viene rappresentato graficamente il caso in questione

بَيْت

Ora scomponiamo la parola:

Simbolo Suono
َبـ Rappresentazione della bā’, nella sua posizione iniziale, marcata dalla fatḥa per suggerire la vocalizzazione in A.
ْـيـ La lettera yā’, in posizione mediana ha il sukun posto sopra, che indica di leggere la consonante “muta”, ovvero senza espressione vocalica, tramutando il suono “ya” in “y”. Non ci fosse questo simbolo, si leggerebbe la parola “bayat” anziché “bayt”. Come già accennato i segni diatrici si usano a livello didattico, accademico e non sono obbligatori: questo fa supporre che si arriverà al punto in cui si intuirà la corretta lettura della parola, in base al contesto.
ـت La lettera tā’, in posizione finale. Come si può notare pur non avendo il sukun, anche questa lettera viene intesa muta. Questo perché non possono susseguirsi due lettere marcate entrambe con il sukun.

Verbi

Passato, terza persona singolare

Avendo imparato già una serie di lettere, è possibile avvicinarsi ai verbi. La prima cosa importante da sapere, è che la forma base dei verbi è la terza persona singolare al passato: ciò significa che nel dizionario avrete a che fare con quella al posto dell’infinito. La forma infinita si determina dal sostantivo e la vedremo in un altra occasione.

Prendiamo ad esempio il verbo darasa, il nostro verbo “studiare” ma coniugato alla forma base araba: egli studiò/egli ha studiato. Un indizio che potrebbe aiutarci a capire che si tratta di un verbo, è la vocale al fondo della parola.

Per i verbi esiste un genere (maschile/femminile) per la seconda (tu) e la terza persona singolare (egli/ella); la terza persona singolare maschile, come abbiamo visto, è quella di base. Per ricavare il femminile di questa persona (ella studiò/ella ha studiato) si aggiunge una tā’ al fondo del verbo (darasat).

Italiano Genere Translitterazione Arabo
Egli studiò maschile darasa دَرَسَ
Ella studiò femminile darasat دَرَسَت

Passato, seconda persona singolare

La seconda persona singolare si forma posponendo il suffisso anta nel caso del maschile, e anti in quello femminile alla radice verbale.

Italiano Genere Translitterazione Arabo
Tu (M) studiasti maschile (anta) darasta دَرَسْتَ
Tu (F) studiasti femminile (anti) darasti دَرَسْتِ

L’accento

Per leggere correttamente le parole e sapere dove cadono gli accenti, si divide in sillabe la parola. Le sillabe possono essere composte da:

Sigla Descrizione
CV consonante, vocale
CV consonante, vocale lunga
CVC consonante, vocale, consonante
[CVC] consonante, vocale lunga, consonante (solo menzionata).

Non esiste un caso con più consonanti consecutive. Dopo aver diviso in sillabe la parola si procede come segue:

  1. L’ultima sillaba si ignora, l’accento non ci cade mai.
  2. Si va alla sillaba precedente, la penultima. Se è una CVC, l’accento cadrà lì altrimenti si va alla sillaba ancora prima.
  3. Qualsiasi cosa ci sia, se l’accento non cade sulla penultima sillaba, allora cadrà qui.

Esempi:

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