Danilo Maccioni

cosa eravamo, cosa siamo, cosa saremo

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Pensieri di un’alba

Un istante

Tempo fa ebbi la gioia di incontrare i più splendidi occhi al mondo, occhi che luccicavano di bontà, timidezza e bellezza nei medesimi riflessi spiccati dal profondo del color nocciola. Ne fui irrimediabilmente attratto sin dal primo fugace scambio di sguardi, senza che mi fosse data mai la possibilità di sciogliere quel legame. Le due preziose gemme erano incastonate in un viso differente da quelli a cui ero solitamente abituato, uno di quei visi mediorientali avvolti nella modestia d’un velo blu acceso, usanza che richiama tempi e luoghi remoti  a me cari.

Non potei nemmeno porgerle la mano, ero al corrente di quella particolare usanza dei suoi costumi, ma se solo si fosse reso necessario o in qualche maniera utile, avrei rotto senza indugio ogni singolo osso del mio scheletro, per estrarne fino all’ultima goccia del midollo contenuto in esse e gli ne avrei fatto dono.

Il corteggiamento

A dire il vero non sapevo molto altro delle sue usanze, a parte l’impossibilità del contatto fisico. L’Islam era per me (e per alcuni aspetti lo è ancora) sconosciuto. Così presi a pretesto il giorno del suo compleanno per cominciare ad inviarle innocenti messaggi, che però con il solo esistere palesavano tutto il mio interesse. Forse per cortesia, forse per una qualche sorta di curiosità reciproca, si instaurò una certa continuità epistolare che si fece sempre più incalzante e ci portò a conoscere dettagli l’uno dell’altra, sugli interessi le famiglie le aspirazioni.

La fioritura

Con l’andare del tempo, accadde qualcosa di strano, che non so spiegare. Ebbi l’impressione, data dai modi e i contenuti dei discorsi, che il rapporto si fosse evoluto, che davvero ci fosse dell’interesse anche dall’estremo opposto della corrispondenza. Io che già fremevo d’amore per lei sin dal primo momento, non ci misi molto ad abbandonarmi a quella dolcissima ipotesi. La reciprocità avrebbe coronato quel sogno tanto ambito. Ricordo che ero sempre al settimo cielo in quei giorni, dispensavo affettuosità ai miei genitori come mai prima, pur essendo sempre stato abbastanza incline alle stesse, nei miei momenti di buona luna.

È difficile da spiegare come fossi certo di poter distintamente avvertire, ogni qualvolta lei pensasse a me: poco prima che mi scrivesse, il mattino appena sveglio e la sera prima di coricarmi o così semplicemente all’improvviso.

Il viaggio

Presi coraggio e organizzai un viaggio, solo per tornarle accanto. Intanto lessi dell’Islam, su quali potessero essere le cose sconvenienti da dire e fare, quali invece avrei dovuto affrontare per poterla accompagnare per il resto delle nostre vite. Di quei giorni ricordo il timore straziante di un possibile rifiuto: la felicità che avrei provato nel rivederla mi sostenne e tenne a bada i cattivi pensieri.

Volutamente evitai di preparare discorsi, tutto quel che avevo da dire (o quasi) lo dichiarai apertamente prima di partire. Ero appagato al solo pensiero di poterla aver a fianco per qualche ora.

Partii, e fu un disastro. Ci incontrammo, provammo a parlarci, ma la vicinanza ci aveva tolto i mezzi che solitamente ci aiutavano a comunicare, a superare la timidezza e le barriere linguistiche. Lei era come distaccata, forse delusa, sfortunatamente non so dirlo. Desideravo che anche lei si esponesse, cercavo in ogni suo più elementare gesto delle conferme, ma niente.

Le portai dei doni, ne avevo diversi ognuno per uno dei giorni che avremmo passato assieme. Il più importante, un anello, pegno di un indissoluble legame per lei era riservato all’ultimo giorno. Non si presentò. La mattina prima di partire, le ribadii il mio amore, dicendole che avrebbe trovato un ultimo regalo alla reception dell’albergo dove soggiornavo.

L’ostracismo

Sul volo di ritorno, le lacrime scesero costanti e silenziose per tutto il tragitto, la povera coppia di asiatici seduta al mio fianco sicuramente fece un volo poco piacevole a causa del mio stato d’animo. Le lacrime continuarono soffocate anche nei giorni successivi, non volevo che da questa triste storia trapelasse la sconfitta. I messaggi non ripresero mai anzi, si congelarono, sempre più freddi aridi e rari, fino a quando addirittura mi scrisse di non voler più ricevere i miei messaggi.

Ma come è possibile? Mi domandai.

Da un giorno all’altro la persona che ami di più ti rinnega tutto, persino il saluto, persino il permesso di scriverle, probabilmente riservandolo invece a persone che lo meriterebbero diecimila volte meno di te. Senza nemmeno che mi fossero rivelate ragioni. Senza ben sapere di cosa potermi rammaricare.

Epilogo (?)

Probabilmente basterebbe che mi raccontasse le sue motivazioni per sanare questa ferita, dimostrasse la sentita intenzione di voler chiarire le sue decisioni. Invece è lì ancora aperta, sotto il caldo cocente dell’inferno a marcire e pulsare di un dolore di giorno in giorno inspiegabilmente più forte.

Se dovessi cercare un’interpretazione fredda e razionale, direi che siamo stati entrambi infantili: io nell’abbandonarmi perdutamente all’amore di una sconosciuta, senza raziocinio e senza difese; lei nell’incapacità di sorreggere un discorso impegnato tra due adulti, di dimostrare una benché minima empatia nei miei confronti. Continuo a chiedermi cosa abbiano significato tutte le melense parole scambiate, intrise di vischiosa affettuosità, il tempo investito crollato sotto i piedi.

Ora mi trovo nuovamente a scrivere, per elaborare i miei passi fin qui, espellere queste vicende come fossero tossine che da troppo tempo avvelenano il mio cuore. Troppo poche sono state le persone con le quali ho condiviso questa storia, di questo ne ha risentito la mia anima e la sua povera dimora.

Una parte di me continua ad illudersi, dicendosi che tutta questa sofferenza sia una prova d’amore a cui lei mi sta sottoponendo; che sta tastando la mia fede, il mio sincero interesse. Come quando al promesso sposo, durante la proposta, viene dato da bere il caffè salato qui in Turchia.

Non c’è odio nei suoi confronti, i miei sentimenti, nonostante il tempo e la situazione, sono rimasti gli stessi. Mi sento come un uomo gelato, a cui è stata negata la felicità in questo mondo e in quello successivo. Mi contenterei da parte sua, di un po’ di considerazione, delle sue parole, che evitasse di ignorarmi così crudelmente; che non mi scansasse come fossi il peggiore dei demoni su quest terra.

O che domani mi svegliassi, senza ricordare nemmeno il più insignificante dettaglio di tutta questa storia.

In ogni caso aspetto e spero.

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