Danilo Maccioni

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Una traversata sul Bosforo

I traghetti ad Istanbul hanno livree bianche e ciminiere gialle. I fumaioli rappresentano il becco dei gabbiani, mentre le linee sui fianchi simboleggiano le loro zampe. Le vite dei comandanti dei traghetti, che conducono questi eleganti mezzi suscitano da sempre interesse

Le linee marittime ad Istanbul da sempre rappresentano una parte essenziale dei trasporti pubblici. Fin dalla metà del Diciannovesimo Secolo, quando il servizio dei traghetti ha iniziato a crescere; all’epoca dell’Impero Ottomano la gente era solita spostarsi nella città e le aree limitrofe con barche, pereme (una tipologia di imbarcazione simile alla gondola) o le chiatte. I cambiamenti economici e sociali nell’Impero Ottomano e l’incremento della fruizione delle case estive del Diciannovesimo Secolo, aumentarono il bisogno dei trasporti marittimi nel Bosforo, laddove le piccole imbarcazioni non erano più in grado di soddisfare la richiesta. Con l’acquisto del primo vaporetto nel 1827, l’Impero Ottomano pose le basi per l’industria dei trasporti via mare. Acquistato dall’Arsenale Imperiale durante il regno di Mahmud II, questa nave (nominata Swift) era conosciuta tra la gente come “la nave a vapore”. Successivamente, nel 1838, due vaporetti chiamati Mesir-i Bahri e Eser-i Hayır (appartenuti all’Arsenale Imperiale, i primi traghetti con insegna ottomana adibiti al trasporto di persone e merci in acque Ottomane) iniziarono a navigare – inizialmente ad Istanbul, successivamente tra Istanbul, Bandırma, Izmit, e Tekirdağ nel Mar di Marmara. La crescente domanda di traghetti sul Bosforo si tradusse nell’istituzione di servizio per il trasporto dei passeggeri confortevole e senza rischi; così fu fondata nel 1851 la Şirket-i Hayriye. Şirket-i Hayriye, la prima compagnia dell’Impero Ottomano fu acquisita dallo stato nel 1945 ma continuò ad operare in Istanbul fin quando fu ceduta alla Şehir Hatları (linea cittadina). Il trasferimento di tutti i diritti dalla Şirket-i Hayriye alla Şehir Hatları favorì l’aggregazione del trasporto marittimo di Istanbul sotto un unico ente.

I comandanti ci hanno raccontato le storie più interessanti riguardo le navi che ad Istanbul trasportano migliaia di persone ogni giorno. Alkut Poyraz un comandante di traghetti sin dal 1991, ama la sua professione a tal punto che se dovesse rinascere, diventerebbe nuovamente capitano. Per Il signor Poyraz, che scelse di diventare un capitano per vedere il mondo, stare in mare significa libertà. Il signor Poyraz, che lavora sulla tratta Kadıköy-Karaköy, espone le difficoltà di essere un capitano sul Bosforo, intensamente trafficato e considerato il tratto d’acqua più pericoloso al mondo. Dice che ogni giorno fa del suo meglio per offrire ai propri passeggeri un viaggio confortevole e sicuro, per merito della formazione ed esperienza acquisite. Per lui, essere un buon comandante di traghetto richiede buone competenze dirigenziali e un capacità di medizione con l’equipaggio. Quando gli abbiamo chiesto di indicarci il suo molo preferito, lui ha scelto il Kandilli, per la sua collocazione e per i ricordi che gli rammenta.

Operante in mare da 21 anni, Burhan Kadir Erel si sente fortunato ad essere diventato un comandante. Conduce il traghetto circondato da un magnifico panorama ed aria fresca. Il signor Erel identifica nel vento di libeccio e nella nebbia gli aspetti più difficili della sua professione. Ma li ritiene disagi minimi in quanto l’inverno ad Istanbul è moderatamente rigido. “Non c’è rosa senza spine” afferma sorridendo. Dice che i bambini sono i più curiosi riguardo la vita quotidiana dei capitani e di come essi conducano le navi; quando non si trova in plancia di comando spesso chiacchiera con i passeggeri.

E. Ziya Erçin ha sognato di diventare capitano sin da quand’era un bambino, e scelse questo mestiere per vedere nuovi posti e incontrare nuove culture. I traghetti gli ricordano i gabbiani, il simit (la ciambella salata turca), il té, e ovviamente Istanbul. Gli abbiamo chiesto come reagisce la gente quando vengono a conoscenza della sua professione: “Ciò che immaginano e ciò che è in realtà non sempre corrispondono. Sono molto più attratti dagli aspetti positivi del mestiere, ma ci sono anche onde e tempeste.” Ma a volte gli capita di anche di avere imprevisti più interessanti. Per esempio, una volta un signore stava girando un filmato per il compleanno della moglie, assieme visitarono il ponte di comando e ripresero il personale di bordo e dopo aver visitato la cabina, hanno condiviso la torta assieme all’equipaggio. Apprendemmo inoltre che i capitani hanno l’autorità per celebrare matrimoni ma ciò accade più che altro durante i viaggi internazionali.

Nel bene e nel male, una certezza accomuna tutti i comandanti: la passione di stare in mezzo al mare; il comandante della tratta Kadıköy-Beşiktaş, Ahmet Telci lo conferma dichiarando “Se non si ama stare in mare, non si può fare questo lavoro”. Attualmente il signor Telci è capitano su tragitti a lunga distanza, ha lavorato dal 2009 per la Şehir Hatları, ama quel che fa ancora come fosse il primo giorno.

Anche se ai capitani dei traghetti a volte il proprio lavoro potrebbe risultare monotono, noi passeggeri lo consideriamo una pausa lontano dal trambusto cittadino. Sicuramente, la miglior maniera per godersi questo momento è un morso ad un croccante simit ed una tazzina di té caldo.