Danilo Maccioni

cosa eravamo, cosa siamo, cosa saremo

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Tre canne

Dopo mesi di preparazione e tentativi, oggi sono riuscito a raggiungere una nuova tappa nell’apprendimento della tecnica per suonare le launeddas. Tutto partì, quest’estate quando presi contatto con un Maestro che abita in un paese limitrofo a quello di mio padre.

Il percorso, diviso in passaggi ben marcati, iniziò con l’apprendimento teorico della tecnica del fiato continuo.

Tale tecnica, viene praticata inizialmente per mezzo di una cannuccia immersa in una piccola quantità d’acqua contenuta in un bicchiere; consiste nel riuscire a produrre costantemente delle bolle soffiando dentro l’acqua e alternando l’aria dei polmoni ad una scorta conservata nelle guance per coprire i momenti in cui si pratica l’inspirazione.

Una volta ottenuto il soffio continuo nel bicchiere ci si sposta allo strumento, partendo dalla canna singola (mancosedda). Dopodiché ci si sposta alla croba, ovvero l’accoppiata del tumbu e della mancosa manna, per poi passare a suonare tutte e tre le canne assieme.

Questo esercizio cambia di stadio in stadio, per via della differente pressione dell’aria e del suo relativo volume, nonché di quello delle canne che occupano contemporaneamente la bocca; il cervello va quindi ri-calibrato (se preferite ri-abituato) ad ogni passaggio nei movimenti per la gestione delle sensibilissime ance.

Alcuni spiacevoli contrattempi hanno rallentato l’apprendimento, ma oggi con una discreta continuità e scioltezza, sono riuscito ad alimentare lo strumento, abbastanza da poter considerare raggiunto l’obiettivo.

Mi ritengo soddisfatto ma so anche che questo punto rappresenta solo i fondamenti dello strumento e sono necessari altri due tasselli per completare il quadro.

Il secondo è la diteggiatura e consiste nel mantenere tappati i fori tranne quello corrispondente alla nota da suonare: tecnica che va imparata da entrambe le mani che suoneranno indipendentemente due canne divese nel medesimo istante.

Il terzo è rappresentata dalla teoria musicale, dallo studio delle suonate e dei loro contesti. L’analisi dei moduli, delle frasi etc.

Ora suddividerò il tempo a migliorare la fluidità del soffio/suono e separatamente ad esercitare le dita e la loro indipendenza.

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